Tre anni e sentirli tutti / Trois ans pleinement vécus

Ici on parle français (je vais essayer)

Nevicava tanto la notte scorsa a Torino, tre anni fa. Guardavo l’orologio per contare quanti minuti fossero passati tra una contrazione e l’altra e intanto i tetti di fronte all’ospedale Martini cambiavano colore assieme a me.
Più bianchi loro. Più rossa io.

Tu sei nato mattiniero, Diego. Prima ancora dell’alba. E quando hai aperto gli occhi la prima volta c’era il sole. Era fortissimo, aveva sciolto tutta quella neve venuta giù a palate con il buio.
Il cielo era diventato improvvisamente terso, più blu dei tuoi occhi. Il vento aveva spazzato via tutto, anche il dolore e il terrore di non farcela di quella notte di fuoco e brividi di freddo. Spariti pure i segni che le mie mani avevano lasciato su quelle del giornalista-in-trasferta, tanto le ho stritolate.
C’eri solo tu, le tue ciglia lunghe, i tuoi pugni chiusi, la paura di stringerti troppo forte e di non stringerti abbastanza. C’eri tu e quattro braccia attorno a te: le mie e quelle del tuo papà.

Stamattina alle 4.43 hai compiuto tre anni, Diego.
E quanto piove a Bruxelles!
Ma va bene lo stesso, tanto noi abbiamo l’ombrello, gli stivali impermeabili e il K-way.

A riassorbire quest’umiditià penetrante ci pensano gli abbracci con le palpebre incollate al risveglio e i baci con lo schiocco della buonanotte.
A non farci sciovolare sulle pozzanghere d’acqua e fango, ci aiutano le lotte sul divano, le capovolte sui prati (che sono sempre più pettinati di te) e le corse in bicicletta (tu vai come Girardengo, io che invece ti rincorro a piedi ho il battito cardiaco a 220).
Ad asciugarci i capelli zuppi ci sono il solletico che ci fa ridere fino alle lacrime, le canzoni stonate urlate a squarciagola (che fino alle lacrime fanno piangere quelli che ci sentono) e le battaglie coi cuscini.

Abbiamo il cuore idrofugo, noi. Trapassano solo i raggi caldi del sole. Siamo un concentrato di vitamina D, ci puoi scommettere.

– “Sai cosa possiamo comprare quando il salvadanaio dei PJMasks è pieno di monetine, mamma?”
– “Cosa? Un gioco nuovo?”
– “No”
– “Un ovetto Kinder?”
– “Nooo”
– “Tre giri sul brucomela?”
– “Noooooo”
– “E cosa allora?”
– “U
n braccio per me lungo lunghissimo così quando sto nel mio letto posso arrivare fino a te che sei lontana. Così ti stringo la mano e non ti lascio più”.

Sei nato il 30 gennaio, ma era primavera.
Non ho mai visto così tanta primavera tutta assieme come quella mattina.
E sai che ti dico? Da tre anni c’è il sole. Da tre anni è sempre estate.
Buon compleanno, Diego!

 

 

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