Babbo Natale è un paraculo / Papa Noël est un gros malin

Ici on parle français (je vais essayer)

A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai.

Puoi far partire il jingle .

Puoi preparare l’albero (trenta palline sul davanti e zero dietro, tanto lì non lo vede nessuno) che poi, nella migliore delle ipotesi, disferai i primi di marzo.

Puoi sederti a tavola per la cena del 24 e rialzarti la mattina del 7 gennaio, riemergendo da una montagna di gusci di arachidi e pistacchi e datteri tunisini e litchi cinesi e involucri di torrone saldamente attaccato ai denti, mentre le tue chiappe e il cuscino della sedia vivono da un paio di settimane come gemelli siamesi.

Puoi scavare i canditi dal panettone (ma, mia sorella Kikita a parte, piacciono a qualcun altro???) e usarli per coprire le caselline della tombola sperando di fare almeno un ambo per ripagarti la cartella (oppure li sputi facendo canestro nel bicchiere di quello seduto di fronte a te, che tanto non si accorge, è troppo impegnato a fare tombola).

Puoi partecipare alla festa organizzata dalla scuola di tuo figlio dove maestre con le corna da renna e bambini stonati come i campanacci delle mucche azzardano una specie di canto d’auguri (lode ai genitori propositivi con il banchetto del vin brulé, visto che qui a Bruxelles feste e recite le fanno tutte rigorosamente in cortile anche con meno 2).

Puoi sperare di non trovare il solito pigiama sotto l’albero.
Puoi cercare qualcosa di più originale di un pigiama da far trovare sotto l’albero.

Puoi (fingere di) essere più buona, perché a Natale si è tutti più buoni. Così dicono.

Puoi guardarti Il Piccolo Lord per la 192esima volta e continuare a chiederti se Cedric Errol si passasse una piastra di ceramica di ultima generazione per avere una frangia così perfetta.

Puoi rispondere: “No, non so ancora cosa faccio a Capodanno”.
Puoi chiedere agli altri cosa fanno a Capodanno.

Oppure puoi ricattare Babbo Natale.
Hai delle foto compromettenti di lui in discutibili connubi con una renna stagista appena maggiorenne. Pare che mentre le altre tirassero la slitta, i due, nonstante la differenza di età e di ruoli, ripassassero il kamasutra (da pagine 9 a pagina 69, a loro piacciono i multipli di tre) dentro il sacco pieno di doni per nascondersi dalle telecamere ed evitare la nomination. 

“Caro Babbo, se non fai quello che ti chiedo, pubblico tutto su Youtube “.

Ebbene io ti chiedo di farmi tornare l’emozione fortissima di quando assieme a papà staccavo il muschio dal recinto “du Iardin” per fare il presepe.
Di quando preparavo i pacchetti con mamma davanti al camino: io tagliavo i nastri e lei li trasformava in riccioli dorati tirandoli con le forbici.
Di quando la mattina del 6 gennaio rubavo le caramelle dalla calza della Befana di mia sorella (le mie le nascondevo per garantirmi una scorta nei periodi di carestia).
Di quando la notte di Natale, davanti al pub d’Ischitella, mentre la piazza si riempiva di famiglie che tornavano dalla messa di mezzanotte, io stavo appiccicata ai miei amici (sempre gli stessi dall’asilo ai primi capelli bianchi) e stappavamo Nastro Azzurro e Prosecco e ci abbracciavamo tutti sotto il fungo che ci scottava le teste, ma ci lasciava i piedi infreddoliti: a nord i Caraibi, a sud il Polo Nord. Paghi uno, prendi due.

Sì, lo so! Il mio Natale di oggi non è per niente male: ho il giornalista-in-trasferta, Diego (che in un metro di muscoletti scattanti e riccioli biondi per me è tutte le statuette dei presepi di San Gregorio Armeno messe assieme) e la mia morbida e calorosa seconda famiglia bergamasca a scaldarmi piedi, mani, cuore e pancia (vieni polenta mia, vieni!).
Ma quell’altra metà che odora di crustoli e struffoli fritti rigorosamente nell’olio d’oliva, quest’anno mi mancherà più del solito.

Dài Babbo, voglio solo un po’ di magia, va bene anche di seconda mano comprata da Les Petits Riens, ma fammela tornare!

Il calendario dell’avvento (dei Puffi, che qui, dove sono nati, si chiamano Schtroumps e a me – sarà una fissazione – ricorda Struff’l) sentenzia meno tre giorni.
Poi scatta l’ora X.
Poi sono cazzi tuoi.
Vedi che devi fare, caro il mio bel panzone.

A Natale, a Natale si può fare di più.

 

 

 

 

 

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