Sarai un uomo dalla parte delle donne

Ici on parle français (je vais essayer)

“Ecco, oggi si vede benissimo il sesso, lo volete sapere?”
“Sì, subito, ce lo dica, ce lo dica”.
“Maschio”.

Ero incinta da poco più di tre mesi quando ho saputo che nella mia pancia stava crescendo un Diego e non una Viola.
Avrei avuto un figlio maschio.
Un maschio pronto a portarsi a casa tutti i vermi, le lumache (pure quelle senza guscio) e i ragni (meglio se belli grossi e pelosetti) di tutti i parchi di Bruxelles. “Me li sono messi  in tasca, mamma, sono simpatici“, dice lui che ride mentre io svengo (per me le zanzariere e il DDT dovrebbero far parte nel patrimonio Unesco).

Un maschio che rincorre il pallone (io sogno per il calcio la stessa fine che ha fatto Despacito in  Malesia) e organizza corse clandestine di automobiline impazzite nel corridoio che come obiettivo hanno quello di prendermi in pieno le caviglie a 150 chilometri orari.

Un maschio che ha sempre i piedi sudati e che spara puzzette talmente potenti da trasformare una piscina olimpionica in una gigantesca Jacuzzi.

Un maschio che oggi è un ometto dolcissimo e che domani avrà peli e barba e ormoni impazziti, e sarà un UOMO (me lo immagino una specie di hipster senza risvoltini che suona la batteria, ma con zero tatuaggi, ché tra vent’anni saranno una cosa da vecchi).

Che uomo sarai, Diego?

Una volta, la mia amica Dariù ha scritto “che crescere un maschio è un’opportunità”, qui lo spiega benissimo cosa sgnifica e io sono d’accordo con lei.

Ma per chi ha un figlio maschio opportunità fa necessariamente rima con responsabilità.
Io e il giornalista-in-trasferta siamo responsabili per Diego. Per il bambino che è adesso e per l’uomo che sarà domani. Lo saremo anche quando sarà maggiorenne e anche lui, chissà, avrà dei figli.
Ogni sua azione sarà il frutto di quello che noi stiamo facendo adesso.
L’abbiamo messo al mondo noi. Non ce l’ha chiesto lui, non ce l’ha chiesto il mondo.

Ce la stiamo mettendo tutta per insegnargli, con l’esempio, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Proviamo, ogni santo giorno, a delimitare i confini, a dire più no che sì (anche se sarebbe più facile il contrario e pure le orecchie del nostro vicino Julien soffrirebbero meno).
Noi ci proviamo.

Ho un figlio maschio e voglio che diventi un uomo perbene. Un uomo che non usi mai la sua posizione di potere su una donna o su chiunque sia più debole di lui. Un uomo gentile, onesto, che sappia ascoltare, soprattutto quelle risposte che non vorrebbe mai sentirsi dire.

Perché vedi Diego, forse arriverà il giorno in cui qualcuna ti spezzerà il cuore e ti dirà “non ti amo più” e tu dovrai RISPETTARE LA SUA SCELTA (tu, io invece supererò il ribrezzo per la carne cruda e me la mangerò viva, donna contro donna, alla pari).

Voglio che il tuo essere uomo non dipenda dal solo fatto di fare la pipì in piedi (e di riuscire a centrare il buco del water, che – voglio dire – lo costruiscono pure abbastanza largo). Sarai un uomo che non ha bisogno né di serve né di bamboline per essere appagato e che sta sempre e comunque con le vittime e non coi carnefici.
Ti voglio un uomo dalla parte delle donne, ma per davvero, senza ipocrisie.

Per raggiungere la tua scuola (guai a chiamarla asilo, lì ci vanno i piccoli), attraversiamo ogni giorno dei giardinetti, che complici l’immancabile pioggia e le siepi rigogliose, sono pieni zeppi di lumache. Ce ne sono talmente tante che il pavimento è un tappeto di bava luccicante e gusci schiacciati dai piedini e dai piedoni dei tuoi compagni e dei loro genitori.

Mentre tutti procedono a passo svelto pestando le poverette, tu saltelli e rimbalzi come Chobin il principe stellare (vedo Bim Bum Bam e gli anni Ottanta, sono dappertutto) per non calpestarle.
La strada per arrivare a scuola è un percorso ad ostacoli e ogni volta che ti passa davanti qualcuno che pesta una lumachina ti indigni, ti arrabbi.
Attention, les escargots!“, gridi, corrugando la fronte e puntando il dito.

Ecco, Diego. Continua ad avere la stessa attenzione verso chi non può sempre difendersi da solo. Non smettere mai di puntare il dito contro i prepotenti e di corrugare la fronte e  reagire  di fronte alle ingiustizie. Anche quando avrai la barba, i peli e almeno ventuno tatuaggi orribili sulla schiena (sempre dritta) perché la moda dei “vecchi” sarà tornata.
La parte giusta dove stare è solo questa.

Sei il nostro figlio maschio, sei la nostra opportunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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