“Sei giovanile, zietta!”/ “Tu es juvénile, tatie!”

Ici on parle français (je vais essayer)

Entro i miei primi quarant’anni:

1. Vincerò il Premio Pulitzer
2. Farò due volte il giro del mondo (la seconda in senso antiorario per evitare le vertigini)
3. Parlerò perfettamente cinque lingue tra cui il cinese (livello C2)
4. Sarò una rispettatissima sommelier con un’assortitissima collezione di bottiglie di vino pregiato (vuote, perché me le sarò scolate tutte)
5. Vivrò in un loft con piscina, sauna e bagno turco
6. Il mio compagno avrà un hobby meraviglioso: stirare
7. Sarò la mamma perfetta di almeno cinque figli (che non frigano MAI).

Solo che tra pochissimissimo compio 468 mesi e avrò 1.872 settimane, cioè 13.104 giorni. Dunque, mi restano solo 8.760 ore per portarmi avanti con tutte queste cose da fare.

Cosa numero 1. Premio Pulitzer, dicevamo.

Le cerimonie in pompa magna mi mettono a disagio come Bob Dylan, perciò lo cedo a qualcun altro.
Le cose numero 2, 3, 4 sono belle e vorrei farle tutte (multipli di piccioni con una fava: bevendo vino sopporterei meglio il jet lag e non mi vergognerei a parlare il cinese).
La cosa numero 5 è quasi realizzata, perché la sauna la faccio tutti i giorni rincorrendo Diego e la piscina ce l’ho in bagno dopo che ci è passato lui a lavarsi i denti.
Infine, secondo il calcolo delle probabilità, avere cinque figli  in un anno potrebbe essere più realistico che vedere il gornalista-in-trasferta-che-stira-per-hobby.

Il fatto è che fino a poco tempo fa io ‘sti quasi 40 anni non me li sentivo proprio.

Ma poi arriva il giorno in cui:

  • nessuno smette di darti del lei e chiamarti “signora” (oh, ma signora a chi?) e la commessa ventenne della profumeria si ostina a regalarti provini di creme antirughe (‘sta stronza!)
  • qualcuno, sul tram, ti sussurra “dietro liceo e davanti museo” e le Converse ai piedi non bastano più a spacciarsi per “GGGIOVANE”
  •  ti svegli con la cervicale e pensi a tutte quelle volte in cui mamma ti ha detto di asciugarti bene i capelli e non l’hai fatto
  •  al concertone del primo maggio riconosci solo la Chiesa di San Giovanni e il 3% degli artisti sul palco, mentre sonnecchi sul divano, davanti alla tv, con la tisana depurativa tra le mani
  •  torni al tuo paesello, incroci per strada quello che negli anni Novanta era “il  figo del liceo” e ti spaventi: due capelli, quattro rotoli di pancia e una cartina geografica di rughe che la faccia sembra una borsa di Alviero Martini. “Ammazza com’è invecchiato!”, pensi. E poi ti rendi conto di essere pure più “agée” di lui, di un paio di mesi.

Mia nipote Nani (per il resto del mondo è Rosanna), dai suoi sprezzanti 19 anni mi consola: “Ma tu sei giovanile, zietta!” e allora lì, con un ghigno sulla faccia, le tirerei il collo (solo per dimostrarle che anche io l’amo tanto).

Ma poi penso che tutto sommato, gli anni pssati dal 1978 a oggi sono andati bene, più che bene. Il mio Diego vale per cinque e il giornalista-in-trasferta non stira, ma prepara una carbonara che è la fine del mondo. E io ho realizzato tanti sogni che avevo nel cassetto. Certo, ce ne sono ancora molti, talmente tanti che li ho messi nell’armadio che è più grande per farceli stare tutti (cit. Brunori Sas). E poi i 40 li compirò tra un anno, perciò prima della cifra tonda e dei bilanci ho ancora un po’ di tempo (31.104.000 minuti) per trasformarli in realtà.

Nel frattempo, spengo le candeline su una marronissima Sacher e buon compleanno a me.

 

 

 

 

 

 

 

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