Cara nonna, ti scrivo (su whatsapp) / Chère mamie, je t’écris (sur whatsapp)

Ici on parle français (je vais essayer)

Nonna V. vive a mille chilometri di distanza. Nonna R. a quasi duemila. Ma Diego, loro lo vedono tutti i giorni. Più volte al giorno.
E non si fanno sfuggire nulla del nipotino lontano. Né i capelli accorciati dalla mamma (solo perché la frangia sembra il tracciato di un elettrocardiogramma fatto durante una pedalata in salita), né se sta covando un raffreddore (lo capiscono semplicemente guardando una foto, anche se l’inquadratura è a busto intero e il pargolo non è messo a fuoco).

Questa mutazione della nuova-specie-nonna vive in simbiosi con l’oggetto che più di ogni altro può riscaldarle il cuore: lo smartphone. L’immancabile cellulare è sempre con lei, non se ne separa mai. E ogni volta che vibra, la suddetta nonna salta sull’attenti: “Ecco Diegoooo”.
Seguono pirouettes e trenini a-e-i-o-u-y!

Le nonne di Diego stavano alla tecnologia come l’olio crudo sulle patate NON fritte sta nell’alimentazione belga. Oggi, invece, sono due aspiranti nerd (almeno con whatsapp).

Diego ha due anni e non sa leggere. Fa niente, le nonne usano i messaggi vocali e i selfie. A bizzeffe.

A volte succede che nonna R. chiede:
– “E perché non avete risposto all’ultimo messaggio che ho mandato oggi? E neanche a quello di ieri…”
– “Perché non ci sono mai arrivati, mamma…”
– “Allora a chi li ho mandati?”
– Eh… a chi?”.

A nonna R. piace anche creare gruppi a sua insaputa con titolo del tipo “Dorme già Diego?”, oppure far partitre chiamate al-giornalista-in-trasferta in piena notte negando poi il fatto: “Ma stavo solo controllando l’ora”.
Ma la cosa che piace di più a nonna R. è re-inoltrare i video e le foto che ha appena ricevuto alla stessa persona che li ha mandati.
Chissà, forse è per quella sua abitdudine a voler avere sempre l’ultima parola.

A nonna V., invece, piacciono tanto gli emoticon. Praticamente li adora. Li usa come se la chat fosse una delle Grotte di Altamira e lei stesse raffigurando sulle pareti  i graffiti rupestri da lasciare ai posteri. Nonna V. ha sempre un disegnino pronto per ogni occasione: baci, cuori, cavalli, mucche, fiori, boccali di birra e bandiere.

Quando nonna V. fa le videochiamate è felice e si emoziona. Al punto tale che sbaglia sempre ad inquadrarsi e così Diego pensa che la sua nonna non ha un viso, ma solo il collo.

Ogni tanto nonna V. chiede cosa ha mangiato Diego al nido. Se rispondo “tofu”, la sua replica è: “Ah sì? Ora chiedo a Ok Google che cos’è”.

Se nonna R. è un’aspirante nerd, allora nonna V. è quasi un’hacker.
Avete presente il livello di Penelope Garcia? Ecco. Lo sta raggiungendo.

Whatsapp ha tanti limiti. “Non c’è l’emoticon della polenta”, potrebbe dire la nonna bergamasca. “E manco quello del caciocavallo”, aggiungerebbe la “collega” garganica.
Né è possibile stringere le guanciotte di Diego, strapazzarlo di baci e annusargli i capelli, tramite un telefono.
Ma almeno un pochino, questo congegno infernale la distanza l’accorcia.

Diego ha due nonne pazzesche. Per lui inforcano gli occhiali, si mettono sedute sulle loro rispettive poltrone e tra un insulto al touch e l’altro imparano cose nuove.

Si mettono in gioco. Cercano il modo di sentirsi più vicine al loro piccolo e grande amore lontano.
Vi vogliamo bene, nonne.

 

 

 

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